Il mondo delle tribute: intrevista con i Broken Frames e gli Spyplane. Even better than the real thing?

Essere una band è una cosa, essere una tribute band è un’altra. Fare un tributo ad una band è una bella sfida, e noi ne siamo sempre stati attratti: abbiamo visto tribute band di Depeche Mode, Led Zeppelin, Pink Floyd, AC / DC e, naturalmente, degli U2. I nostri amici Broken Frames (Cassano Murge, Italia) e Spyplane (Valencia, Spagna), sono alcuni dei gruppi che condividono la passione per la band irlandese e dedicano buona parte della loro vita musicale osservando tutti gli aspetti relativi a una delle migliori rock band del pianeta. Con le loro risposte, ci siamo fatti un’idea del terreno che calpestano. Even better than the real thing?

  • Che cosa significa per voi di fare un tributo, dedicarsi totalmente ad offrire un repertorio interamente di un’altra band, gli U2 in questo caso?

Broken Frames: Per noi è una grande sfida cercare di riprodurre attentamente ogni suono e atmosfera delle canzoni degli U2. La ricerca dei suoni che compongono le loro canzoni è un grande lavoro, ma lo facciamo con grande piacere, perché ognuno di noi ha una grande passione per la loro musica.

Spyplane: Prima di tutto siamo musicisti, amiamo la musica, e lavorare sodo su un progetto come questo, significa molto per noi, e ancora di più quando la critica è buona. Probabilmente, se non fossimo una tribute degli u2, saremmo impegnati in altri progetti musicali. Inoltre, quale modo migliore di impegnarsi se non suonando le canzoni di una delle migliori band della storia del rock.

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  • Come vedete il fenomeno tribute in Italia / in Spagna e nel mondo? Per quanto riguarda le tribute band degli U2 come voi?

BF: In Italia c’è molta competizione tra tribute band, il che dovrebbe essere una cosa positiva, per essere sempre spinti a migliorare; spesso però si finisce per denigrare gli altri. Noi crediamo che sia importante riconoscere i meriti anche dei propri ‘concorrenti’.

S: Devo ammettere che il panorama musicale è molto fermo. Le case discografiche non si espongono, la gente non esce più come prima per ascoltare musica dal vivo, così le tribute band stanno contribuendo che le persone escano ad ascoltare le canzoni dei gruppi che già conoscono, o non esistono più, o sono al di là della loro portata. Infatti, ci sono tribute band che girano per il mondo e riempiono no sale, Palazzetti dello sport, teatri, ecc

  • E’ difficile rendere omaggio agli U2? Sarebbe stato più facile o più difficile se aveste scelto un’altra band?

BF: ogni tributo ha le sue particolari difficoltà; nel nostro caso, probabilmente una delle cose più difficili è stata quella di ricreare i suoni della chitarra di The Edge, che sono molto difficili da raggiungere senza spendere migliaia di euro in effetti, amplificatori e strumentazione varia… ciò nonostante il risultato è molto gratificante. Alla fine, dobbiamo dire che non abbiamo certamente scelto gli U2 per fare qualcosa di facile: insomma, stiamo parlando degli U2, una delle migliori band del nostro tempo; è normale che ognuno di noi abbia avuto le sue “difficoltà” nel cercare di emularli al meglio!

S: Difficile? Beh, la cosa più difficile è quella di catturare il groove che ogni musicista ha, cercare di emulare il suono di ogni strumento quanto più fedele possibile, ascoltare quello che la gente a volte non ascolta … Questo vale anche per qualsiasi altra tribute band.

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  • E’ una buona scommessa per un gruppo di musicisti dedicarsi ad una tribute?

BF: Sì, lo è; perché in Italia, purtroppo, la musica inedita ha davvero pochi spazi. Per questo noi abbiamo scelto di creare una tribute band. Nel nostro caso, abbiamo reinvestito ogni centesimo guadagnato suonando le canzoni degli U2 per registrare il nostro album di inediti, intitolato “Splendido Nulla”, che abbiamo terminato da poco ed uscirà questo autunno. In questi giorni abbiamo avviato una campagna di crowdfunding per la promozione e la pubblicazione dell’album, che è possibile trovare su questo link: http://www.musicraiser.com/projects/3652 

S: Come abbiamo detto prima per noi l’importante è suonare e divertirci. E’ stato come salire su un treno: ci si presentò un giorno e l’abbiamo preso: dopo quasi 10 anni continuiamo, e ciò vuol dire che la macchina funziona.

Oltre ciò, ognuno di noi compone, condividiamo temi e scriviamo canzoni…magari un giorno decideremo di suonarne qualcuna dal vivo.

  • Quale credete sia la motivazione che porta il pubblico in generale a vedere una tribute band?

BF: Il motivo per cui esistono le tribute band è quello di rendere più accessibile ascoltare capolavori della musica dal vivo, senza dover aspettare per un tour dell’artista in persona. La cosa più importante è cercare di imitare ogni movimento, ogni sonorità e ogni particolarità, perché la gente vuole vederti interpretare il più fedelmente possibile i pezzi che stai eseguendo. Idealmente, chiudendo gli occhi, le persone vorrebbero poter immaginare di essere al concerto di uno dei loro idoli.

S: Quello che vogliono le persone è godersi un buon concerto. Spesso le persone ci hanno dato dei consigli di cui noi abbiamo fatto tesoro. Ad ogni concerto cerchiamo di rinnovarci e offrire alle persone un assaggio del tour, o un momento particolare di qualche prestazione. Abbiamo invitato cori gospel, ospitato musicisti, abbiamo fatto tour con concerti tematici come Under a Blood Red Sky al Red Rocks, Zoo TV o Rattle and Hum, usando lo stesso abbigliamento e gli stessi gesti.

  • Facendo una tribute avete incontrato il vantaggio di non dover scrivere canzoni e poi adattarle al vostro live. E’ più facile interpretare canzoni di altri dal vivo o rendere al meglio i propri brani? Come credete che si differenzi una tribute band da qualsiasi altra band che propone musica inedita, o da una semplice cover band?

BF: Beh, anche essere una tribute band richiede un grande impegno, ma il lavoro di una band che propone pezzi propri non è comparabile. Per fare la tribute band, in un certo senso, il grosso del lavoro è già fatto: non c’è bisogno di immaginare e comporre i pezzi; ma d’altro canto devi ascoltare e riascoltare le canzoni da suonare, e farle tue. Sono entrambe grandi sfide e semplicemente non possono essere paragonate.

Rispetto ad una semplice cover band invece, una tribute band deve prestare attenzione ai minimi dettagli, anche i più banali, e ricrearli alla perfezione. Non c’è spazio per l’originalità in questo campo, o comunque è minimo.

S: Ovviamente, il carattere creativo possiamo dire che si perde perché non componi. Ma ci sono altri processi che sono molto laboriosi, come per esempio fare le sequenze: non dimentichiamo che gli U2 impiegano delle sequenze che suonano come sottofondo alle loro canzoni, e diciamo che ci suonano sopra. Non è un compito facile a causa della complessità a volte dei suoni. Anche The Edge impiega attrezzature sofisticate, e come abbiamo detto prima, dobbiamo produrre un suono il più vicino possibile all’originale: tutto ciò richiede molte ore di lavoro. Per non parlare delle migliaia di versioni live… 

La differenza fondamentale, che probabilmente incontriamo nell’ essere una tribute band è la mancanza di conflitti a livello musicale; “non mi piace questo”, “la batteria potrebbe fare questo”… In una tribute le canzoni sono così, punto.

  • Parliamo di U2. Cosa pensate del loro nuovo album? Avete avuto difficoltà ad interpretare i nuovi brani?

BF: Ci è veramente piaciuto molto il loro nuovo disco: sono tornati al loro vecchio stile, ma con un tocco nuovo. Le canzoni che ci sono piaciute di più sono Raised by wolves, Volcano e, naturalmente, Every breaking wave e The Miracle (of Joey Ramone), ma comunque l’intero album è fantastico! Per quanto riguarda la difficoltà nell’interpretazione delle canzoni del nuovo disco dobbiamo dire che non abbiamo avuto particolari problemi: alcune canzoni precedenti sono molto più difficili da interpretare (ad esempio Acrobat, Where the Streets Have No Name, The Electric Co., etc.). Comunque, spesso le cose più semplici sono anche le più belle, quindi va bene così!

S: Ci è piaciuto abbastanza. E ‘un album con un suono molto moderno e melodie molto orecchiabili e ha sorpreso persino le persone che non seguono gli U2. Suoneremo quasi tutto il disco nella presentazione della tournée VOLCANO TOUR che debutterà il prossimo 27 giugno a Valencia. La difficoltà è quella di non averle ancora potute vedere dal vivo, le chitarre che usa Edge, gli effetti per orientarci, ma comunque l’abbiamo preparato e siamo molto soddisfatti del risultato. Naturalmente siete invitati e vi assicuro che non ve ne pentirete.

  • Basta fare l’avvocato del diavolo: Cosa non vi piace degli U2?

BF: Ad essere onesti, abbiamo trovato “No line on the horizon” un po’ troppo sperimentale rispetto ad altri album degli U2; tuttavia, ciò non significa che non sia un bel disco: semplicemente suona “meno U2” rispetto agli altri.

S: Che cosa non ci piace U2? Difficile rispondere, mmmmmmmm … Chiamateci domani e ve lo diremo, hahaha

Terminiamo l’intervista ringraziando ancora una volta i due gruppi per il loro tempo. “Grazie mille”, Broken Frames, Muchas gracias, Spyplane! Vi alleghiamo il video de “L’incrocio”, il primo singolo dei Broken Frames, in attesa che esca il loro primo album. Non vediamo l’ora di condividere il materiale degli Spyplane.

 Traduzione dallo spagnolo: Domenica Mercorella

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